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Un caso di collaborazione tra mediatore e avvocato

Antonella e Giuseppe stanno attraversando una separazione che presenta alti livelli di conflittualità, tanto da sfociare in episodi di violenza fisica. In questo caso sono interessati sia il Tribunale Ordinario, che il Tribunale del Minori. Sarà quest’ultimo, nell’interesse dei due figli di 10 e 9 anni, a disporre l’avvio di una procedura di mediazione.

Dopo un incontro preliminare, in cui viene chiesto al Antonella e Giuseppe di presentarsi separatamente, inizia la prima fase della mediazione, il cui scopo è valutare la mediabilità della coppia e individuare i motivi che si nascondono dietro ad una conflittualità così elevata.

Durante i primi incontri, Antonella e Giuseppe, attraverso lo strumento della “negoziazione ragionata”, trovano un nuovo modo di comunicare e riescono anche a trascorrere il compleanno del figlio maggiore insieme.

Dopo questo episodio, però, la mediazione subisce una battuta d’arresto. Giuseppe scambia la disponibilità di Antonella a trovare degli accordi in desiderio di tornare insieme. Quando si rende conto che Antonella non collabora alla mediazione per i suoi stessi motivi, decide di interrompere il percorso.

Il mediatore propone allora di incontrare separatamente Antonella e Giuseppe, per verificare se effettivamente sia impossibile una prosecuzione della mediazione.

In seguito ad un paio di incontri individuali con Giuseppe, sempre più deciso ad interrompere la mediazione e fortemente dubbioso circa la neutralità del mediatore, quest’ultimo viene contattato dal suo avvocato.

L’incontro tra il mediatore e l’avvocato si rivela fondamentale: i due professionisti confrontano le loro posizioni e i loro dubbi circa la situazione e l’avvocato decide di incoraggiare Giuseppe a proseguire la mediazione, spiegandoli che ciò che emerge dai colloqui non potrà in alcun modo essere utilizzato da Antonella per screditarlo in tribunale e ottenere più facilmente l’affido dei figli.

L’avvocato e il mediatore analizzano insieme varie alternative per superare questo momento di crisi, che stava portando Giuseppe alla depressione.

Il mediatore, prima di ricominciare con i colloqui congiunti, chiede di poter incontrare i genitori di Giuseppe. Questo incontro ha due scopi principali: mettere i due al corrente dei progressi e delle difficoltà del figlio, in modo da renderli partecipi del precorso di mediazione, sia perché sono i nonni paterni le figure con cui i bambini passano la maggior parte del tempo.

Questa serie di colloqui individuali e di incontri ha fatto sì che durante i colloqui congiunti successivi, Giuseppe e Antonella riuscissero a riprendere la formulazione degli accordi. Infatti, Giuseppe ha trovato il supporto del suo avvocato e i nonni paterni hanno un atteggiamento meno ostile nei confronti della nuora.

In seguito a un nuovo momento di stallo, dovuto alla decisione circa l’istruzione dei bambini, il mediatore chiede e ottiene di poter fare un incontro dedicato ai bambini. L’incontro assume un particolare rilievo per tutta la famiglia, che ha la possibilità di stare insieme dopo tanto tempo.

Giuseppe e Antonella vengono tranquillizzati riguardo alla loro posizione di genitori e riescono così, nel colloquio successivo, a trovare un accordo circa l’istruzione dei figli.

Seguono due incontri durante i quali Antonella e Giuseppe definiscono tutti gli accordi presi in un accordo d’intesa, che viene siglato da entrambi e dal mediatore.

Al termine della mediazione, le parti chiedono al mediatore di trasmettere il verbale degli accordi dei coniugi al Tribunale Ordinario ed in copia al Tribunale per i Minorenni, con una breve relazione di accompagnamento relativa alla riuscita e conclusione del percorso di mediazione.

In seguito, i coniugi contattano il mediatore per informare che in sede di udienza il Tribunale Ordinario ha recepito e accolto l’accordo.

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